31.08.2018

Perché noi, impresa sociale, abbiamo scelto il cloud (scatenando il nostro potenziale di crescita)

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September 3, 2018
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TechSoup

Perchè noi, impresa sociale, abbiamo scelto il cloud (scatenando il nostro potenziale di crescita)

Avete presente il butterfly effect? Nella teoria del caos, è il fenomeno per cui una piccolissima variazione può scatenare enormi trasformazioni di un sistema nel lungo termine. Questa immagine è quella che forse spiega meglio ciò che si è generato da quando abbiamo deciso di adottare alcune soluzioni tecnologiche (in cloud).

E’ vero, siamo un team piccolo con una attività che è si globale (Socialtechno srl, l’impresa sociale che gestisce TechSoup, è parte del TechSoup Global network diffuso in 236 nazioni) ma che tutto sommato, nel Bel Paese, non ha nulla di paragonabile alla mole di attività di organizzazioni Non Profit ben più grandi, rodate e datate di noi (operiamo dal 2014). Per cui l’adozione di soluzioni tecnologiche piuttosto che il rifacimento dell’infrastruttura IT, sulla carta, sarebbe stata per noi una partita semplice. Eppure non scontata.

Così è anche vero che abbiamo “dalla nostra” alcune congiunture particolarmente favorevoli: siamo un team di (quasi) nativi digitali, abbiamo un ingegnere elettronico nel team con non poca esperienza nel mondo IT, lavoriamo in un ufficio (Cariplo Factory) che fa dell’innovazione il proprio mantra e soprattutto mangiamo pane e software tutti i giorni (gestendo la piattaforma TechSoup). Per questo, considerare di mettere tutto in cloud e gestire il nostro lavoro su una piattaforma di condivisione come Sharepoint, Office 365 e Salesforce è stata una idea accolta positivamente.

Positivamente, non ingenuamente o a prescindere.

Anzi, abbiamo voluto mettere sulla bilancia tutto, e si sa che quando si parla di cloud emergono domande che sfiorano il tabù: è un sistema davvero sicuro? Dove vanno a finire i miei dati, se ne impossessa qualche multinazionale? Che ne è della privacy? E poi con la connettività come la mettiamo? Domande dovute, necessarie, sacrosante.

Allora ci siamo risposti rilanciando altre domande: il nostro sistema attuale come sta? Supporta i nostri processi interni come vorremmo? Come mai abbiamo scelto queste soluzioni? E’ adeguatamente protetto e ci consente di condividere informazioni in modo sicuro, agile, efficiente? Ed ecco spuntare due parole chiave che hanno perturbato il nostro status quo: efficienza e sicurezza.

Perché poi, a conti fatti, interrogandosi un attimo più approfonditamente si scopre che, chissà per quale oscuro meccanismo, l’inerzia si erge inesorabilmente come (forse) unica motivazione di certe scelte (e in tema di tecnologia questo è esponenzialmente vero: “ma così funziona benissimo, perchè devo cambiare?!”). Alcune scelte, magari, ci incatenano a processi, macchinosità, lentezze e rischi ultimamente evitabili.

Decisioni a rischio zero non ce ne sono, anzi alcuni se ne devono per forza correre. Per questo per noi scegliere il cloud ha significato rischiare per soluzioni che, nonostante tutto, avrebbero sostenuto il nascere di un nuovo modello organizzativo e strategico del nostro team, finalmente agile e smart.

Ecco perché le soluzioni tecnologiche che abbiamo adottato sono state esito e conseguenza di qualcosa che è venuto prima, di qualcosa che c’è prima. E questo prima è stato per noi decidere di lasciare spazio ad un cambiamento di approccio, con curiosità e coraggio. Perchè ultimamente non è neanche un problema di costi (di connettività, forse, ma questo è un annoso problema del Bel Paese). Perchè se una cosa interessa ed è strategica non può essere vista come una spesa, se mai un investimento.

Per noi, concretamente, l’inizio di tutto è stato decidere di vivere in prima persona un modo di lavorare basato sulla condivisione, frutto della fiducia che si genera tra le persone del team (che vengono sempre prima di qualsiasi piattaforma che favorisca lo share di documenti o messaggi). Questa decisione non è stata innanzitutto sbandierata ma vissuta, così che in modo davvero naturale abbiamo scelto per strumenti e soluzioni tecnologiche che potessero favorire e alimentare ancora di più un’interazione tra di noi che fosse agile, un’organizzazione dei processi che favorisse la condivisione e il confronto. Pian piano nel tempo, oltre ad una acquisita efficienza (niente male) intravediamo ed esploriamo anche nuovi modi di generare valore nel nostro ambito. Ci affacciamo anche noi, insieme a tutto il Terzo Settore, ad un percorso di reale trasformazione digitale.

Forse sta tutto nel dar credito ad un’intuizione, farla maturare e darle spazio. Perchè l’inerzia logora tanto quanto una decisione errata. Allora tanto vale rischiare. A partire da un’intuizione, magari delicata come un battito di farfalla eppure iniziatrice di un cambiamento sorprendentemente positivo. Come quello che auguriamo a tutte le non profit italiane.

Buon percorso a tutti

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