Blockchain: rischi e opportunità per il Non Profit

Il tema della tecnologia blockchain e delle criptovalute è molto discusso di questi tempi.

Ma che cosa è indispensabile sapere della Blockchain se sei una Non Profit? Quali possono essere i rischi e quali le opportunità? Davvero hanno la potenzialità di trasformare radicalmente il sistema economico o sono una bolla speculativa, un bene rifugio?

Ecco qualche spunto interessante tratto dal webinar della TechSoup Academy a cura di Emanuele Cisbani, technology evangelist presso Intesi Group spa.

ORO E TULIPANI

Per parlare di Blockchain e di Bitcoin, dobbiamo innanzitutto approfondire il concetto di moneta e capire quali sono i meccanismi che portano alla definizione del suo valore.

Nel ‘600 in Olanda scoppiò la “febbre dei tulipani”: si intuì che questi fiori potevano avere valore non tanto per la loro bellezza, ma per il fatto che da essi si poteva trarre molto profitto. Si verificò così il primo caso di speculazione di massa e una vera e propria bolla, la bolla dei tulipani!

Come e più dei tulipani, il denaro è, intrinsecamente, una BOLLA.

In che senso?!

In economia, si crea una bolla quando il valore di mercato a cui viene scambiata un’attività finanziaria si discosta dal suo valore fondamentale, cioè effettivo. Ma qual è il valore fondamentale della moneta? Di per sé, esso è pari a zero!

Quando il denaro viene detenuto come pura riserva di valore, con l’aspettativa che il suo valore venga in futuro riconosciuto da altri, si crea una bolla.

Ma allora come fa il denaro a funzionare?

Il denaro funziona perchè tutti noi, secondo una forma di consenso collettivo, o consenso distribuito, confidiamo nel fatto che tutti daranno come noi un certo valore a dei pezzi di carta che non hanno un valore intrinseco.

Ma questo consenso collettivo è molto delicato, ed è difficile da far durare a lungo: per questo la moneta ha un corso legale e non può essere rifiutata per saldare un debito (per es. per pagare le tasse)

ECONOMIA E INFORMAZIONE GLOBALE

Con la digitalizzazione, tutto è diventato digitale: la posta, la musica, l’enciclopedia, ecc., e il trasferimento dei dati ha un costo marginale nullo.

Questo non è vero però per le banche: come mai? Perchè per trasferire dati che rappresentano un valore dobbiamo sostenere costi significativi?

Gli inventori delle criptovalute hanno cercato di rispondere a questa domanda.

LA PRIMA CRIPTOVALUTA: IL BITCOIN

Il Bitcoin è stata la prima criptovaluta comparsa nel 2009, e non solo resiste da allora, ma sta avendo un’ampia diffusione, grazie ad alcune caratteristiche:

  • È decentralizzata, non necessita di autorità o intermediari

  • Non ha bisogno di permessi o regolatori

  • Resiste alla censura

  • È accessibile a tutti 24/7

  • L’utilizzo è quasi gratuito

  • Non è soggetta a limitazioni geografiche

  • È transnazionale, non soggetta ad alcuna norma specifica di alcun Paese

  • È utilizzabile in sicurezza, non è ripudiabile né falsificabile

Il Bitcoin è una forma di scambio totalmente nuova, totalmente digitale, che esiste solo come transazione validata; è un bene, non un credito, in possesso al portatore; presenta una scarsità nel mondo digitale, dove tutto il resto è sempre disponibile, ed è trasferibile ma non è duplicabile.

Quindi è come l’oro: possiamo dire che I BITCOIN SONO L’ORO DIGITALE.

COME FUNZIONA IL BITCOIN?

Grazie ad un registro elettronico delle transazioni (Blockchain) universalmente condiviso e immodificabile, il Bitcoin è una risorsa scarsa e non duplicabile.

La Blockchain è pubblica e facilmente scaricabile da chiunque sul proprio computer: così è messa al sicuro da frodi e manomissioni, perchè la falsificazione dei dati del registro risulta troppo costosa (occorre risolvere un puzzle crittografico che richiederebbe un costo enormemente grande e una quantità di calcoli insostenibile) e quindi meno conveniente rispetto al comportamento onesto, che prevede invece un incentivo economico. A chi aggiorna il registro viene infatti assegnata una rendita di signoraggio, cioè il guadagno di chi stampa la moneta.

Come si fa a mantenere le transazioni in sicurezza?

  • Controllando la firma elettronica di chi trasferisce i bitcoin

  • Verificando l’effettiva disponibilità contabile

  • Dando sicurezza alla transazione tramite la crittografia e rafforzandola con il consenso

I RISCHI DA EVITARE CON LA CRIPTOVALUTA

  • Le truffe ICO (nuovi token o coins che non sempre sono necessari)

  • Comprare altcoin (criptovalute "un po' troppo nuove" e possibili truffe)

  • Fidarsi troppo dei consulenti della Blockchain

  • Improvvisarsi “minatori” di Bitcoin

  • Investire denaro che non si è disposti a perdere

  • Conservare la criptovaluta in modo errato

“Se una criptovaluta non si può comprare e vendere contro euro o dollari in diverse borse allora è certamente una truffa. Se soddisfa questo requisito ma non innova significativamente rispetto a bitcoin è probabilmente una truffa. Bitcoin invece non è una truffa: potrebbe fallire ma è un esperimento molto serio”

(Ferdinando Ametrano)

LA CRIPTOVALUTA E IL NON PROFIT

Per le organizzazioni Non Profit potrebbe essere molto interessante raccogliere donazioni in criptovaluta, perché:

  • il trasferimento è veloce e senza intermediari

  • non ci sono limiti di orario né geografici

  • i costi sono molto bassi rispetto a quelli bancari

All'estero la pratica è già abbastanza diffusa al punto che si trovano molte charities che accettano donazioni in una criptovaluta come Bitcoin, anche se per l’Italia esistono alcune criticità da tener presente in termini burocratici:

https://news.bitcoin.com/fifteen-ways-to-donate-bitcoin-to-charity-this-season/

Una delle criptovalute che potrebbe avere un futuro interessante per il Non Profit è Stellar.

Stellar.org è un’organizzazione Non Profit la cui mission è dare accesso a servizi finanziari a basso costo per combattere la povertà: le persone o le istituzioni non pagano per l'utilizzo del network Stellar e Stellar.org accetta donazioni deducibili dalle tasse per autofinanziarsi.

Un’altra applicazione interessante nel Non Profit è la notarizzazione o la marcatura temporale digitale su Blockchain, con cui si dimostra l'esistenza di un file ad una certa data o si può garantire la verifica di una firma elettronica anche dopo che questa sia stata revocata o sia scaduta a costi nulli e senza dipendere da enti fiduciari.

COME SI ACQUISTANO I BITCOIN?

Esistono diverse modalità:

  • transazione diretta con un detentore (donazione o scambio): è una modalità comoda ma scarsamente diffusa

  • acquisto su una piattaforma di trading o da altri erogatori di servizi: è il modo più praticabile e conveniente

  • mining (diretto o in pool): è sconsigliato per ragioni economiche e difficoltà tecniche

  • acquistando quote di potenza di calcolo da provider di mining: economicamente poco conveniente

COME SI TRASFERISCONO I BITCOIN?

Per trasferire una criptovaluta si utilizza un software detto "wallet" (portafoglio): l'app di chi deve ricevere la transazione genera un indirizzo composto da una sequenza di caratteri, rappresentata con un QR Code che si può acquisire con una fotografia.

Chi deve inviare denaro, dopo aver acquisito l'indirizzo del destinatario, deve solo indicare l'importo. L'app si preoccupa di firmare la transazione e inviarla alla rete dei nodi che la

propagano e la verificano. I nodi "miners" che aggiornano la Blockchain si occupano infine di inserirla nel prossimo blocco della catena

COME SI CONSERVANO I BITCOIN?

Il registro delle transazioni riporta che una certa quantità è posseduta dal detentore di quella firma elettronica che è associata all'indirizzo pubblico utilizzato nelle transazioni come QR Code: il problema è tenere al sicuro la propria firma elettronica, cioè la "chiave privata" che consente di applicare quella firma.

Le precauzioni che si possono prendere:

  • fare SEMPRE un backup su carta del "wallet"!

  • custodire con molta cura una o due copie del backup su carta

  • usare applicazioni e servizi affidabili (es.: GreenAddress)

  • usare un "hardware wallet" (es.: Ledger o Trezor)

  • usare un wallet multi-firma (consigliato solo ai più sofisticati o paranoici)

Gli errori da non fare

  • lasciare ingenti somme sul proprio account presso un fornitore di servizi

  • esporsi al furto di identità, dei dispositivi o del backup su carta